Serena Gatta

Serena nasce a Gardone Valtrompia in un piccolo ospedale della valle in provincia di Brescia il 4 maggio del 1984 in una giornata grigia e piovosa. Sin da subito si evidenzia che è una meravigliosa creatura ma diversa, presenta labiopalatoschisi, questo porta ad affrontare immediatamente la sua capacità o meno di alimentarsi, anche i suoi piedi hanno bisogno di un intervento ortopedico. Servirà poi tempo e tante altre valutazioni specialistiche per capire che altre problematiche ci saranno, verrà successivamente evidenziato un ritardo intellettivo importante. Ma Serena non si arrende alle difficoltà e, seppur in ritardo, impara a camminare e col tempo anche a parlare, è una bimba molto curiosa ed attenta e questo la aiuta.

Per noi genitori tutto questo è stato fonte di paure incontrollate e dubbi su come affrontarlo, accompagnati in questa avventura da una grande solitudine. Non abbiamo avuto alcun sostegno per capire e superare il grande dolore, ci è caduto il mondo addosso con il terrore di non sapere come affrontare il futuro.

Serena si è dimostrata da subito una bambina serena non solo di nome, ha dovuto subire più interventi per correggere la labiopalatoschisi e portare ai piedi apparecchi gessati. A tre anni ha iniziato la scuola dell’infanzia dalle suore del nostro paese e dobbiamo ammettere che si è sempre trovata bene, ben accolta dai compagni e dalle educatrici.  Psicomotricità e logopedia hanno fatto si che migliorasse nel muoversi e nel linguaggio.

La scuola

Con l’inizio delle elementari mille dubbi e paure su come procedere ci assalirono; farla rimanere nella classe con i compagni o fermarla un anno? Non è stato facile, abbiamo passato notti insonni a riflettere su cosa fosse meglio per lei e, per fortuna, abbiamo incontrato Lilli, l’insegnate di sostegno, preparata e meravigliosa che però rimane solo un paio di anni. Il resto delle elementari, dopo un primo sbandamento dovuto alla mancanza di Lilli. Serena le trascorre tra alti e bassi con l’aiuto delle insegnanti e fortunatamente circondata dai suoi compagni. Purtroppo però si inizia a intravedere il divario tra lei ed i suoi compagni anche se è ben inserita anche grazie al suo carattere vivace e curioso.

Altro passaggio importante l’inserimento nella scuola media, altro interrogativo, qui la situazione è più complessa, ci sono più alunni provenienti dai comuni limitrofi, c’è da imparare a prendere il pullman, ci sono nuove conoscenze e un nuovo percorso. Finisce la tranquillità che sino al quel momento, più o meno, avevamo. Serena cresce, da bimba si fa adolescente, il suo corpo inizia a cambiare.
Serena incontra anche la cattiveria di certi soggetti che la scherniscono, le affibbiano nomignoli poco carini ma lei si fida di tutti, non sa difendersi e per noi genitori è una sofferenza. Le docenti di sostegno hanno cercato di insegnare a Serena ciò che le può servire nella quotidianità, le hanno fatto conoscere il suo territorio, la didattica è passata in secondo piano.

E poi..?

Alla fine delle scuole medie, Serena ha un buon grado di autonomia e ci si presenta un nuovo capitolo, gli altri studenti fanno incontri conoscitivi per poi fare la scelta del dove e come proseguire gli studi mentre per lei c’è il deserto, ancora una volta ci siamo sentiti senza sostegno, soli. Ci confrontiamo con lo psicologo dell’Asl il quale vuole e insiste che sia inserita in una cooperativa del territorio, noi non crediamo sia una buona soluzione e ci scontriamo.
Ricordo che in quel periodo sembravo una cavalletta impazzita che saltava da una scuola all’altra in cerca di ascolto e accoglienza…quante porte sbattute in faccia. Poi, per puro caso, veniamo a conoscenza di un centro di formazione professionale per persone con disabilità ma che accompagna anche studenti senza disabilità. La dirigente di questo centro ci illustra come questo percorso allinei un po’ quella famosa forbice, nelle classi miste il confronto è alla pari e potrebbe aiutare molto Serena. Imparerà a prendere il pullman e poi il bus all’orario giusto, imparerà ad usare il telefono, in caso di errore a chiedere ai passanti, a non lasciarsi prendere dal panico, farà nuove amicizie ed esperienze.

Serena ha frequentato questa scuola per quattro anni ed è stata una grande esperienza ricca di conoscenze, di incontri, di capacità di muoversi in autonomia anche fuori dal suo paesello. Negli stessi anni abbiamo inserito Serena nel gruppo scout di Brescia ed è stata ben accettata. Zaino in spalla, divisa blu, scarponi, camminate nel verde, canti e notti fuori casa hanno dato un’ulteriore spinta al suo percorso verso l’ autonomia possibile.

Terminati gli studi non rimaneva altro che l’inserimento in una cooperativa e ne abbiamo scelto una sul nostro territorio, ci ha fatto una buona impressione, tante le attività proposte; musica teatro, ippoterapia…Serena è stata inserita tre mattine alla settimana, qui ha incontrato altri ragazzi, educatori e volontari. È stato un periodo fertile e di nuove scoperte per lei. C’era però il bisogno di trovare altro, cercavamo disperatamente la chiave che permettesse a Serena una buona qualità di vita, ricca di amore e di amicizie, una vita felice e grazie al NIL (nucleo inserimento lavorativo), ha iniziato un percorso per un inserimento lavorativo fatto di un tirocinio in una fabbrica che sfocia poi in un’assunzione part time. Un lavoro facile, ripetitivo, alla portata di Serena, traguardo non per tutti ma che per lei è vitale.

Una chiave; lo sport
Miracolosamente veniamo a conoscenza di un’associazione sportiva per persone con disabilità intellettive, la Bresciana NonsoloSport, dove si sperimentano tante discipline, Serena ha ormai vent’anni e il desiderio di mettersi alla prova anche nello sport. Si iscrive ed inizia questa meravigliosa, straordinaria, e a volte faticosa, esperienza che la porterà a Berlino per il tennis, disciplina che lei ama molto.

A suo tempo Martina Maestrelli, Presidente e fondatrice dell’associazione ci aveva raccontato la mission di Special Olympics, di quanto questo Movimento avrebbe aiutato Serena e noi familiari. Dal primo momento inizia per Serena una bella esperienza nello sport, pratica atletica ed il suo amato tennis. Acquista una maggiore sicurezza di sè, vive nuovi innamoramenti, condivide le sue paure, i suoi segreti con i suoi compagni di squadra, cresce anche la sua autonomia e la capacità di stare fuori casa anche per più giorni. Tutto questo aiuta molto anche noi genitori, ci si confronta con altri genitori, e a volte si trovano risposte cercate da tempo.

Con il Team Special Olympics NonsoloSport si sono aperte anche tante altre opportunità: corsi di cucina seguiti da volontari con occhio attento, si organizzano aperitivi, serate a tema, karaoke, corsi di inglese, di informatica e chi ne ha più ne metta. L’associazione ha organizzato anche un corso su affettività e sessualità, temi delicati che, se affrontati con figure professionali, aiutano atleti e famiglie a vivere serenamente le problematiche che si presentano.

Serena partecipa inoltre al progetto Casa dei Campioni dove un gruppo di otto Atleti provano a vivere sotto lo stesso tetto per alcuni giorni alla settimana in modo autonomo, accompagnati da volontari. Ora dopo sette anni di “palestra” per Serena è iniziato un percorso che la vede vivere con un’amica in autonomia attraverso il famoso “dopo di noi”.

Lo sport è stato un tassello molto importante per la crescita di Serena, è stato un mezzo che l’ha fatta maturare, l’ha resa forte e determinata. Noi genitori siamo molto orgogliosi di lei e siamo certi che l’esperienza che vivrà a Berlino la renderà ancora più consapevole delle sue capacità. Incontrare Atleti provenienti da tutto il mondo sarà meraviglioso e arricchente.

Grazie Special Olympics per aver esaudito il sogno di Serena, per le belle emozioni vissute e per quelle che vivremo.

Basta una semplice donazione per aiutare i nostri atleti.

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