Silvia Giraldo

Silvia nasce a Piove di Sacco il 4 luglio del 1985. Immediatamente si capisce che si tratta di una bambina con la sindrome di Down, dal taglio orientale degli occhi.

Nella testa del papà Lodovico e della mamma Franca una sola domanda: che cosa possiamo fare?

Il medico visita Silvia, la quale dà prova di essere una bambina forte, dal fisico robusto e dal cuore sano. Solo “preparatevi a lavorare tanto”, dice ai genitori “perché quando si ha un bambino con la sindrome di Down, se si vogliono raggiungere dei risultati, bisogna lavorare tanto. Lei sarà come la volete voi, dipende da quanto vi impegnerete”.

A settembre dello stesso anno Silvia inizia le terapie presso l’associazione “La Nostra Famiglia” di Padova. Si tratta di terapie mirate allo sviluppo del linguaggio e del movimento. Successivamente, si inizia a lavorare con una psicologa che insegna a Silvia il significato di alcuni concetti legati allo spazio e al movimento come ad esempio “passa sotto la sedia”, “intorno al tavolo”. Silvia dimostra di comprendere ed esegue, regalando grandi soddisfazioni  sia alla dottoressa che ai suoi genitori.

 

La scuola

Su consiglio dello specialista, Silvia frequenta la scuola materna per quattro anni, anziché tre. Si tratta di un istituto  gestito da suore a cui la bambina si affeziona e con cui trascorre un periodo sereno e ricco di scoperte. Successivamente si passa alla scuola primaria comunale, con il coinvolgimento di un insegnante di sostegno, poi c’è stato il passaggio alle scuole medie, anni non facilissimi ma tutto sommato abbastanza sereni.

Alle scuole superiori – racconta mamma Franca – Silvia non è in grado di capire cosa vuole, cos’è predisposta a fare: sono stati 5 anni complessi, come si può immaginare. Una delle conquiste più difficili per Silvia avviene proprio durante questo periodo: impara ad andare in bicicletta, cosa non affatto scontata e che in qualche modo ci fa capire che l’attività fisica e lo sport potevano diventare per Silvia uno strumento importante atto a sviluppare capacità e autonomie.

 

L’autonomia desiderata

A proposito di autonomia, durante il periodo delle superiori, è emerso l’argomento critico della patente: Silvia voleva guidare come il papà, la mamma e suo fratello. Seguendo il consiglio dello psicologo, abbiamo deciso di spiegarle come stavano le cose, ovvero che la legge attualmente in vigore in Italia impedisce alla persone con la sindrome di Down di conseguire la patente. Silvia ha dimostrato ancora una volta di comprendere la situazione particolare, mentre noi abbiamo compreso una volta di più quanto desiderasse avere le stesse opportunità degli altri. Franca è comunque riuscita a strapparle un sorriso quando le ha detto “Ascolta, la macchina della mamma è quella tua, e io sono il tuo autista”.

Dopo le scuole superiori si entra in contatto con il Sil (Servizio di Integrazione Lavorativa) allo scopo di permettere a Silvia di trovare un’occupazione. Il primo lavoro consiste in uno stage di sei mesi presso la direzione sanitaria di Piove di Sacco. Poi, una dottoressa conosce Silvia e propone ai genitori di farla lavorare in uno degli ambulatori dell’ospedale. Inizia così un’esperienze pazzesca durata quattro anni ricca di soddisfazioni. Silvia si occupava di accogliere ed assistere i pazienti. Quel bel periodo sfortunatamente è finito, per via di aspetti organizzativi interni all’ospedale.

I genitori di Silvia non demordono e si rivolgono a chi si occupa dell’ambito culturale in Piove di Sacco e dopo una serie di incontri arriva la proposta di far provare a Silvia un’esperienza all’asilo nido di Sant’Anna di Piove, dove rimane un anno. Da qui passa poi alla scuola materna Umberto Primo di Piove di Sacco dove Silvia lavora  collaborando con maestre ed inservienti.

Purtroppo con l’avvento del Covid, ha dovuto rinunciare a questo lavoro che le piaceva tanto. È riuscita comunque ad inserirsi nella cooperativa dell’associazione Down di Padova, si occupa di un laboratorio che produce articoli da regalo personalizzati.

Oggi ha iniziato a fare un percorso di autonomia con l’associazione D.A.D.I di Padova.

Raccontano i genitori – Non è stato semplice ma ora Silvia condivide regolarmente una casa con altre 4 ragazze. Il concetto di amicizia e costruzione di rapporti tra coetanee richiede sempre un’attenzione particolare e fa parte del percorso di crescita di tutti i ragazzi, ma in modo ancor più impegnativo per i ragazzi come Silvia, che facilmente rischiano di soffrire per un semplice fraintendimento o per non saper valutare con chiarezza la gravità delle situazioni.

Oggi le ragazze hanno imparato a far tutto, si dividono i compiti per le pulizie, per cucinare, per fare la spesa.

Prendono l’autobus in autonomia per recarsi al lavoro e decidono se andare a bere un aperitivo, un caffe o fare semplicemente una passeggiata quando ne hanno voglia.

Silvia, per mamma, papà e suo fratello è una ragazza speciale: nessuno avrebbe mai pensato che dopo 36 anni, potesse girare per la città in autonomia, possedere le chiavi della propria casa, spendere i soldi che guadagna lavorando.

 

Il tempo libero da riempire

Per quanto riguarda le attività extra, Franca e Lodovico  sono da sempre stati convinti: è necessario ricreare attorno a Silvia tanti interessi ed opportunità, più occasioni per vivere e legare con i suoi coetanei.

Così Silvia inizia prestissimo a sperimentare diversi sport e a scoprire le sue capacità e potenzialità di movimento.

A 5 anni, aiutata dal fratello mette i pattini sul ghiaccio e lo stesso prova a fare con gli sci. La prima mattina di lezione sulla neve con il maestro è stata traumatica, tante furono le lacrime. Poi, la sensibilità del maestro ha aiutato a creare un’atmosfera serena e rassicurante: in pochi giorni Silvia ha superato la paura iniziando a muoversi senza sapere che, qualche anno dopo, proprio lo sci sarebbe diventato il suo sport preferito, una vera passione!

Le gare vere e proprie sono arrivate più avanti, quando lei era ormai in grado di sciare su tutte le piste, verso i diciotto anni. La possibilità di trascorrere tutti gli anni un periodo nella casa in montagna hanno aperto a Silvia un mondo che si rivelerà ricco di soddisfazioni.

 

Special Olympics

Quando Silvia prende confidenza con gli sci, i genitori decidono di contattare la sede nazionale di Special Olympics Italia: da qui, a Franca viene segnalato il Team A.s.p.e.a. di Padova. Silvia viene iscritta ed inizia finalmente a gareggiare davvero. Ha potenzialità ed entusiasmo da vendere, ogni tipo di pista diventa opportunità di mettersi alla prova e si diverte anche a sciare in percorsi non segnati; – raccontano i genitori – nonostante questo sa rimanere sempre cauta e prudente, senza lasciarsi andare troppo nel rincorrere la velocità ma mantenendo il giusto equilibrio tra tecnica e stile. Anche per noi questa sua indubbia capacità di muoversi con gli sci si è trasformata in una palestra di vita: abbiamo imparato ad avere più fiducia in lei, a lasciarla vivere esperienze nuove anche da sola con il suo Team.

Nell’ottobre del 2006 Roma ospita la prima edizione degli Special Olympics European Youth Games. In occasione di questo evento viene realizzato dalla Safilo un calendario a scopo benefico. Alcuni degli Atleti che partecipano ai giochi sono immortalati con i loro idoli sportivi. Ed ecco Silvia affianco ad Anja Paerson.

Un’anteprima del calendario è uscita nel settimanale Sport Week num.36 (settembre 2006), che pubblica un’anteprima del calendario.

Dopo tanto gareggiare, nel 2013 arriva la prima medaglia d’oro anche per lo sci (per quanto riguarda l’atletica, si era già raggiunta negli anni precedenti). Finalmente una grandissima soddisfazione. Nonostante il tempo terribile di quell’anno e le condizioni non buone della pista, gli Atleti Special Olympics non li ferma mai nessuno, gareggiano lo stesso. Lo stile preciso e prudente della nostra fuoriclasse la porta al podio.

In questi anni  Silvia ha vinto veramente tante medaglie e dopo tanti sforzi e sacrifici finalmente si è realizzato  il suo sogno, rappresentare l’Italia all’estero nello sport che ama di più: lo Sci.

Mamma Franca racconta – Special Olympics per noi e Silvia rappresenta un appuntamento sempre molto atteso e imperdibile, tutto è organizzato in maniera tale che gli Atleti siano al centro di ogni evento, dalla Cerimonia di Apertura alle gare, fino alla chiusura dei giochi, rendendoli veri protagonisti. È una splendida occasione anche per conoscere gente nuova e ritrovare vecchi amici, visitare località diverse, per divertirsi.

Sicuramente lo sport a mia figlia è servito molto, è più attenta e concentrata nel fare le cose, ha più fiducia in se stessa, nelle sue capacità. Le prime volte che gareggiava, aveva molta paura di sbagliare o saltare le porte, ora non più. Ogni anno, durante le vacanze natalizie, cerca di migliorare sempre di più la sua tecnica e questo la rende anche più sicura. Io non so cosa prova Silvia prima di ogni gara, ma quando arriva al traguardo esplode di gioia. Al momento delle premiazioni,  quando prende una medaglia d’oro, piange sempre di felicità.

Oggi per Silvia , il sogno più bello e grande e quello  partecipare ad un evento internazionale come i Mondiali Invernali  a TORINO 2025 , perché (lo dice lei) le mancano delle “medaglie Belle ed Importanti”, ed è cosi anche per noi genitori. 

 

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