Martina Da Siena

Martina è arrivata nella nostra famiglia alla fine del 1994; aveva appena compiuto i 4 anni.

Noi non avevamo figli – raccontano i genitori –  ma, ancor prima di sposarci, avevamo pensato che, se ne avessimo avuto la possibilità, avremmo adottato un bambino.

La casa in cui tuttora abitiamo è di nostra proprietà, è situata in un ambiente di mezza montagna tranquillo e non inquinato e permette di raggiungere in poco tempo tutte le località di montagna della Valle d’Aosta. Ci sembrava quindi giusto offrire ad un bambino che non possedeva nulla la nostra  casa e il nostro affetto per crescere.  Un affetto fondamentale per Martina e che merita di essere menzionato è quello che nutre nei confronti di Giotto, uno splendido golden retriever che ha preso con i suoi risparmi e che segue e cura con tanto amore. Giotto di rimando, vive in simbiosi con Martina. Ha due anni e insieme fanno lunghe camminate nella natura, giocano e semplicemente condividono la propria quotidianità. Dato che Martina è bassina (1 metro e 48 centimetri), Giotto è riuscito a ricavarsi un posto per dormire sul letto con lei , in fondo ai piedi.

Martina è stata a lungo a rischio giuridico, ma poi è andato tutto bene.

 

La scuola e il mondo del lavoro

Poiché aveva potuto frequentare un solo anno di scuola dell’infanzia, al momento dell’iscrizione alla scuola primaria abbiamo richiesto di permetterle la frequenza di un altro anno di asilo. Siamo riusciti ad ottenere il consenso e da allora Martina ha avuto un insegnante di sostegno a scuola. La sua diagnosi parlava di un “ritardo evolutivo globale” che, nel corso degli anni, si è notevolmente ridimensionato.

Martina non ha però conseguito  il diploma di scuola superiore, ma l’attestato di frequenza del Liceo delle Scienze Umane; il suo esame di maturità è stato comunque una bella prova, per la quale ha ricevuto i complimenti della Commissione e del Presidente in particolare.

Dopo la scuola ha frequentato diversi corsi di formazione e ha fatto esperienze in vari settori lavorativi.

Attualmente Martina, che ha 30 anni, lavora come operaia agricola nella cooperativa che abbiamo fondato con altri genitori di ragazzi con disabilità; producono patate, piccoli frutti e sperimentano nuove colture in alta montagna. Fa anche volontariato nell’associazione da cui è nata la cooperativa, che prepara i ragazzi con disabilità al lavoro.

 

Lo sport

Casualmente, alcuni anni fa siamo venuti a conoscenza dell’esistenza del Baskin; Martina ha voluto vedere di cosa si trattasse e sin dal primo momento ha deciso che questa attività sportiva le piaceva e che avrebbe giocato. Ormai sono otto anni che è in squadra; i ragazzi e le ragazze della squadra hanno vinto  un titolo nazionale, hanno girato mezza Italia per le partite e per le dimostrazioni.

Lo spirito che anima il Baskin è sicuramente quello dell’inclusione, ma anche la dimensione più puramente sportiva e agonistica ha la sua parte. L’esperienza del baskin ha permesso a Martina di crescere e di aprirsi agli altri, migliorando sia nell’ autonomia sia a livello motorio.

Quando poi Andrea Borney ci  ha proposto anche  il calcio integrato, Martina ha aderito  entusiasticamente al progetto e, finché c’è stata la possibilità, ha partecipato a tutti gli allenamenti e a tutte le partite.

 

Special Olympics come opportunità in più

Infine, alcuni anni fa è arrivata da Ornella Fosson la proposta di fare fondo con un gruppo di Atleti con diverse disabilità intellettive.

Martina, che aveva cominciato a sciare con noi da piccola,  verso i 15 anni aveva perso la motivazione e aveva smesso di sciare. Gli allenamenti con i compagni, le lezioni con una maestra di sci molto valida e preparata e, soprattutto, la prospettiva di gareggiare grazie a Special Olympics l’hanno stimolata ad impegnarsi al massimo e i risultati la hanno premiata.

Al di là dell’aspetto agonistico e sportivo, gli Special Olympics sono stati per Martina un’occasione importantissima di maturazione e di crescita personale. Non ha mai voluto che noi genitori la accompagnassimo, ma i responsabili della squadra dell’Ecole du sport che le sono stati vicino ci hanno riferito che Martina è sempre stata all’altezza della situazione,  comportandosi in modo corretto e responsabile.

Negli ultimi anni, in aggiunta alla proposta del fondo, l’Ecole du sport ha attivato anche la pratica del golf, altra disciplina sportiva che è piaciuta a Martina,  anche se non la conosceva affatto.

Ha ritrovato tanti ragazzi che conosceva e ha cominciato a imparare qualcosa dei fondamentali della  disciplina. Stare all’aria aperta sul terreno di gioco splendido e rilassante le piace sicuramente molto (e  chi conosce la val Ferret sa bene di cosa parliamo!).

Come genitori siamo enormemente riconoscenti ad Andrea Borney e a tutto il Team Special Olympics dell’Ecole du sport per aver avvicinato e coinvolto Martina in tutte le attività sportive di cui abbiamo parlato.

Martina non ha diagnosi particolari di disabilità, non ha invalidità, ma di sicuro è fragile dal punto di vista emotivo e psicologico. Lo sport ha contribuito tantissimo a renderla più sicura di sé e a capire che anche gli altri hanno bisogno di attenzioni particolari. Inoltre si sono moltiplicate per lei -e anche per noi- le occasioni di socializzazione e   di incontro, quindi di crescita e maturazione.

Non osiamo immaginare quanto l’esperienza dei prossimi Giochi Mondiali Invernali Special Olympics a Kazan contribuirà ad aiutare Martina a rendersi autonoma, a sviluppare  ancora la consapevolezza delle sue capacità, sta imparando a porre attenzione a queste ultime piuttosto che alle sue difficoltà. Special Olympics le ha insegnato, come nessun altro, a credere in se stessa e ad affrontare la competizione con gioia e determinazione.

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