Karidija Kone

L’orgoglio di Karidja Kone si è colorato d’azzurro ai Giochi mondiali di Berlino. La sua passione per la palla a spicchi ha trascinato la nazionale femminile del basket 3 contro 3 verso la conquista di una bella medaglia. Ballano le sue treccine colorate mentre lei si batte con coraggio sotto il tabellone del Playground di Alexanderplatz e conquista rimbalzi che poi regala alle sue compagne. E l’azione ricomincia. Dall’Emilia Romagna ai Giochi di Berlino è un viaggio pieno di stupore, il sogno più bello dei suoi 23 anni.

“È stato fantastico – spiega l’Atleta del Dream Team Piacenza- la Cerimonia di Apertura mi ha fatto sentire al centro del mondo. Tutta la gente, tutti i colori, le bandiere. C’è anche la Costa d’Avorio, paese d’origine dei miei genitori. A casa mia si parla anche francese ma a Berlino c’erano tutti gli accenti del mondo. Mi piace viaggiare, scoprire cose nuove e conoscere gente. Giocare a basket con la maglia dell’Italia mi ha regalato tantissime emozioni”.
Vivace e sorridente, Karidja è una ragazza che va incontro al suo futuro.
“Dopo il diploma al liceo economico sociale, mi sono messa alla ricerca di un lavoro e da sei mesi sono in un’azienda come magazziniera. Mi trovo bene e mi hanno dato anche le ferie per venire ai Mondiali. Nel tempo libero amo stare con la mia famiglia, che è molto numerosa. Le mie treccine? Me le ha fatte mia zia Peace e ci son volute quattro ore”.

Lo sport e Special Olympics sono due cose che contano nella storia di Karidja.
“Gioco a Basket da tanti anni e dal 2016 anche nel mio team Special Olympics – racconta l’azzurra – mi alleno molto e io spero un giorno di arrivare in serie A. Intanto io e le mie compagne di squadra ci divertiamo con i tornei di Special Basket”.
Torniamo a Berlino: “Abbiamo vinto molte partite, cedendo solo alla Lituania per due punti. Non pensavo che in così poco tempo saremmo riuscite a diventare una squadra tanto unita. Conoscevo solo Giorgia, che è di Genova e avevo incontrato altre volte sul campo. Anche con Francesca Elda, Luna e Franceschina è scattata subito una bella amicizia”.

Il basket tre contro tre è affascinante, mi piace giocare in mezzo alla gente, con la musica, con la città sullo sfondo. Anche tecnicamente ci sono tante piccole differenze col basket tradizionale. Pensavo di trovarmi a disagio, ma devo dire che ci divertiamo tantissimo. Voglio dedicare la medaglia d’argento che abbiamo vinto alla mia nazione, al paese che ha accolto la mia famiglia e mi fa sentire orgogliosa di vestire la maglia azzurra”.

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