ANCHE SARA ANDRA’ AL MONDIALE GRAZIE AGLI ATLETI SPECIAL OLYMPICS

Quando ho iniziato a giocare ero terrorizzata, oggi sono infinitamente grata

Quando sono entrata in campo per giocare la prima volta con gli atleti Special Olympics ero terrorizzata. Mi chiedevo come avrei potuto comunicare con loro, come potevo essere sicura che capissero le mie intenzioni: che gli avrei lanciato il pallone, o anche, che li invitavo a passarmelo. E poi, sarebbero stati in grado di giocare sul serio?

Sono bastati pochi minuti di partita sul campo per capire che le mie preoccupazioni erano assolutamente infondate. Quegli atleti erano ora i miei compagni di squadra, non solo capivano le mie intenzioni con un solo sguardo, ma condividevano con me tutte le emozioni, di vittoria o di sconfitta,  che il fare sport insieme ti porta.

Era tutto nuovo per me che fin da bambina ho sempre giocato a pallacanestro, Special Olympics in qualche modo mi ha presa per mano e mi ha portata a rielaborare tutto il concetto di sport che avevo fino a quel momento.  Non fa bene solo al fisico ma anche alla mente ed al cuore.

Ho iniziato a collaborare con Special Olympics credendo di svolgere un servizio di volontariato durante il mio percorso Scout. All’inizio il mio obiettivo era quello di fare del bene agli altri, oggi so che l’ho fatto anche, e soprattutto, a me stessa.

Nel mio gruppo scout   avevo incontrato un ragazzo speciale. Sapevo il suo nome: Boris, ma non ero mai riuscita a stringere una reale amicizia con lui. Prima di Special Olympics non avevo mai avuto l’opportunità di conoscere così da vicino le persone con disabilità intellettive. Oggi, dopo 6 anni di allenamenti con il Team “Con Noi”, i miei compagni di squadra sono un pò come una famiglia per me. E indovinate un pò? Per puro caso tra loro ho ritrovato anche Boris con cui oggi ho un rapporto di vera amicizia. Passo del tempo con lui anche fuori dalla palestra, abbiamo anche trascorso insieme il capodanno, anche con altri amici.

Oggi so che i limiti appartengono ad ognuno di noi e che spesso a fare più paura sono quelli culturali e sociali che rischiano di offuscarci la vista, impedendoci di vedere oltre l’apparenza. Special Olympics è un’opportunità, l’occasione giusta per capire che l’inclusione dipende solo da una società che non emargina, da tante persone che scoprono che nell’aprirsi all’altro ci si arricchisce. Per questo, in particolare ai miei coetanei, consiglio sempre di provare a giocare unificato con gli atleti Special Olympics. Vorrei si aprissero le porte di questo mondo sportivo, soprattutto in chi riconosco quelle perplessità e titubanze, le stesse che nutrivo io all’inizio.

Quando è arrivata la mia convocazione ai Giochi Mondiali di Abu Dhabi, mi è stata comunicata in palestra subito dopo un allenamento. Eravamo tutti schierati in fila e non appena ho sentito il tecnico chiamare il mio nome ero talmente incredula e felice che ho pensato fosse uno scherzo. Ho voluto prendere quella lettera tra le mani per leggerla e rileggerla fino a rendermene conto: era tutto meravigliosamente vero, tra gli abbracci e l’esultanza della mia seconda famiglia.

Manca poco, stiamo per partire alla volta di Abu Dhabi. So già che sarà un’esperienza che non dimenticherò mai. Mi rende  fiera e mi emoziona il pensiero di poterla condividere con tantissime persone provenienti da tutto il mondo che come me si ispirano, conoscono e amano Special Olympics. Mi sento una privilegiata e sono orgogliosa di gareggiare con gli atleti. E’ grazie a loro se oggi posso giocare a pallacanestro ad un evento mondiale. Gli sono infinitamente grata e prometto che farò tesoro di questa esperienza.