Il Viaggio di Paula, dalla Romania all’Italia

e ora verso i Giochi Mondiali Special Olympics di Abu Dhabi

 

La nascita in Romania

Paula è nata il 27 giugno del 1994 in Romania ed è stata la mia prima figlia femmina – racconta mamma Gabriela – a soli 27 anni avevo già due bei maschietti di 5 e 3 anni che mi davano un bel da fare. Quando rimasi incinta ne fui felicissima, i tempi dell’epoca, dopo la caduta del comunismo, erano molto duri e le informazioni sulla prevenzione erano scarse, quasi inesistenti. Così, con la complicità della mia giovane età, durante la gravidanza non feci alcun tipo di esame per conoscere lo stato di salute della mia bambina.  In 9 mesi non emerse alcunchè che lasciasse presagire problemi di salute, tutto sembrava proseguire per il meglio esattamente come con le mie precedenti gravidanze. Quando arrivò il momento del parto, dopo ore di dolore e sofferenza, i medici mi comunicarono che avevo messo alla luce una bambina ed io ne fui felicissima. La immaginavo già adolescente mentre mi raccontava del suo primo fidanzatino, immaginavo le nostre chiacchere tra donne, madre e figlia,  un legame così forte, unico, tra di noi. Non mi diedero il permesso di vederla il giorno stesso in cui nacque, ricordo che non vedevo l’ora di ammirare le sue manine piccole ed il suo viso d’angelo, desideravo stringerla a me e farle sentire quanto l’amassi già.

Il giorno dopo il parto il medico si presentò nella mia stanza per la visita di controllo. Fu allora che mi comunicò la notizia: la mia bambina aveva la Sindrome di Down. Rimasi senza fiato:  non sapevo cosa fosse, nè conoscevo qualcuno che avesse un figlio così, diverso. Ero terrorizzata.

Una volta dimesse dall’ospedale, è iniziato per me un periodo davvero infelice. La Romania  non offriva informazioni al riguardo, era un paese incapace di accettare un bambino con disabilità intellettiva. Le Istituzioni non  avevano un’adeguata preparazione per supportarti al meglio ed aiutarti a superare lo sconforto. In buona sostanza tu, che avevi un figlio “diverso”, non avevi scelta:  dovevi farlo stare a casa perché tanto non esisteva alcuna figura professionale utile. La verità è che i nostri figli “speciali” hanno solo bisogno di tanto amore, un dono che nessuno, in Romania, era disposto ad offrire.

I primi passi e gli ostacoli nella scuola

Paula iniziò a camminare a 18 mesi e a pronunciare le prime parole all’età di 3 anni, essendo io molto giovane non sapevo se sarei riuscita a superare tutte le difficoltà incontrate, molte volte il dolore prendeva il sopravvento. La mia famiglia mi è sempre stata accanto, abbiamo combattuto contro tutto e tutti per lei che era solo un batuffolo d’amore e d’insegnamento, sì perché, da e con lei, abbiamo imparato tantissime cose: prima fra tutte, la capacità di gioire per le piccole conquiste.

Dopo una lunga ed estenuante battaglia contro la burocrazia, all’età di 5 anni, siamo riusciti ad iscriverla all’asilo e all’età di 8 anni iniziò le elementari. Non fu affatto, neanche quello,  un periodo felice per tutti noi; ogni singolo giorno era fin troppo evidente che  nessun bambino voleva giocare mai con lei o anche starle semplicemente accanto. Per giunta anche la maestra ripeteva spesso e a chiare lettere di non avere il tempo necessario per poterle stare dietro. La pretesa, quindi, era che dovevo insegnarle tutto io a casa perché Paula non poteva far “perdere” tempo agli altri bambini. Così fu: le insegnai a leggere e a scrivere, si è rivelata anche molto brava. La matematica, invece, non è proprio il suo forte però, d’altronde, non tutti siamo capaci a fare tutto bene, giusto?

Dalla difficoltà più profonda alla rinascita

Visto che i problemi non vengono mai da soli, dopo tanti rifiuti e sofferenza per Paula, a seguito di un controllo medico,  mi diagnosticarono un tumore al seno che mi fece crollare il mondo addosso. La Romania non era, e non lo è tutt’ora, nonostante esistano anche dei bravi medici, un paese dove la sanità compie dei progressi. Fu allora che presi una decisione importante: quella di trasferirmi in Italia, dove si trovava già mio marito per lavoro, per curarmi e per sperare, insieme, in un futuro migliore. Naturalmente portai con me i nostri tre figli.

Tutto cambiò. Quando Paula iniziò a frequentare la scuola italiana la vidi rifiorire, era felice. I suoi compagni di classe, come pure gli insegnanti, la amavano e le davano tutte le attenzioni di cui lei aveva bisogno, finalmente la vedevo serena e felice.

L’Italia ci ha cambiato per sempre la vita, Paula è riuscita a finire il liceo artistico ed ha ottenuto anche tanti apprezzamenti per i suoi progressi, le piace molto disegnare.  Disegnare e ascoltare musica, Laura Pausini e Alessandra Amoroso sono i suoi idoli.

La sua casa ormai è l’Italia, oggi qui lavora  tutti i giorni presso un asilo nido, è felice di sentirsi utile e parte integrante del mondo, va in piscina, fa ginnastica ritmica e balla, lo fa tutto il giorno, balla anche da sola, per casa, dimostrandoci ciò che impara ogni settimana in palestra. Il suo volto è cambiato, vederla così raggiante mi riempie il cuore di gioia e sono convinta che lassù qualcuno ci ama davvero tanto e ci protegge perché, dopo tanta sofferenza, finalmente ora siamo sereni e felici.

Riflessione

Forse nell’educarla non sempre sono stata morbida con lei, desideravo a tutti i costi insegnarle ad essere indipendente, ho sempre pensato che doveva staccarsi da me ed imparare in fretta a fare le sue cose da sola perché non si sa cosa ci riserva la vita.

Oggi, è una realtà, Paula fa veramente tutto da sola:  si prende cura della sua persona, prepara la colazione, la merenda, fà le pulizie in camera sua e, soprattutto,  è molto precisa quando deve andare al lavoro; parte da casa sempre alla stessa ora, non un minuto prima , nè un minuto dopo.

Paula oggi è un raggio di sole nelle nostre vite, la amiamo tantissimo e siamo orgogliosi di lei e dei risultati che ha ottenuto finora.

Ora aspettiamo con ansia i Giochi Mondiali Special Olympics ad Abu Dhabi, siamo sicuri che tornerà a casa con tante medaglie, come sempre!