“Miriam per noi è un dono che insegna la bellezza della vita”

E’ un viaggio, una scoperta, una continua sorpresa

 

LA NASCITA

“Il tutto ha inizio il 14 ottobre del 2000 – racconta papà Felice – quando la nostra principessa Miriam venne al mondo nella nostra famiglia composta da me, mamma Lucia e le sorelle Valeria e Giulia.

Dopo una bellissima gravidanza, arrivò il giorno della nascita ed io, il suo papà, assistetti al parto, cosa che non avevo fatto con le altre due figlie e, nonostante fosse la prima volta, l’affrontai abbastanza serenamente e con grande emozione. Subito dopo la nascita, l’ostetrica mi fece tenere Miriam in braccio, non notai nulla che potesse farmi sospettare che qualcosa non andava,  mi sembrava normalissima e bellissima, ero molto felice.

Al momento della nascita non era presente il pediatra, quindi Miriam tornò in stanza con noi genitori, entusiasti. Sembrava tutto filato liscio, nella più assoluta normalità. Dopo circa un’ora dalla nascita venne in camera la pediatra per una prima visita, Miriam venne portata via e ritornò, poco dopo, coperta da uno squallido lenzuolo verde. La dottoressa disse che la bambina era infreddolita e doveva essere trasferita in neonatologia per essere messa nella culla termica. Andai con loro in neonatologia e, dopo qualche minuto, mi fecero accomodare in una stanza dove c’erano ad attendermi due medici, di cui una donna, che senza mezzi termini e senza il minimo tatto, mi disse che Miriam era “MONGOLOIDE”.  In quel momento mi sentii come se il mondo mi fosse caduto addosso e, nonostante ciò, ebbi la forza di dire soltanto che non mi interessava, che la cosa importante era che non avesse altre patologie. Il mio primo pensiero in quel momento era uno solo: come poterlo dire a mia moglie. Lo feci dopo un bel po’, con un nodo in gola, dietro sua insistenza visto che aveva notato in me una strana espressione. La sua reazione, come si può immaginare, non fu sicuramente positiva, mi disse che si era accorta dagli occhietti di Miriam che c’era qualcosa di “particolare” in lei ma non aveva avuto il coraggio di dirmelo. Disse poi anche che sperava che “gli occhi a mandorla”  fossero dipesi dai tratti caratteristici della nostra famiglia. Iniziò a piangere per la disperazione, si aggiunse a questo anche l’imbarazzo di condividere la stanza con altre mamme che avevano appena messo al mondo un bambino, o una bambina, senza difficoltà. Erano l’imbarazzo e la frustrazione di non poter vivere questo momento così difficile nell’intimità della propria casa.  Decidemmo che era giusto comunicarlo anche alle sorelle maggiori che tanto avevano desiderato questa sorellina. Dopo due giorni nella più totale angoscia, affiancati in qualche modo da familiari, amici e da un sacerdote, nostro caro, ci siamo resi conto che era giunto il momento di lasciarsi alle spalle la disperazione per una normalità mancata. Era giunto il momento di  rimboccarsi le maniche e capire al più presto cos’era meglio fare per il bene di Miriam. Ci sentivamo molto spaventati e in balia degli eventi, tenuti a galla solo dall’amore che ci legava a quella creatura piccola ed indifesa.

Dopo pochi giorni,vennero dimesse dall’ospedale entrambe. Miriam, grazie al cielo, non aveva alcuna patologia connessa alla Sindrome di Down. Arrivammo a casa e fummo accolti da una grande festa con striscioni e applausi dagli amici condomini del nostro residence.

Incominciammo la trafila delle prenotazioni per le prime visite nell’ospedale di Neuropsichiatria infantile di Catanzaro, dove Miriam venne presa in carico. Era dolce e tranquilla, una bimba davvero meravigliosa.

Incominciò la riabilitazione e la logopedia da piccolissima, all’incirca ad 8 mesi, presso l’ospedale di Lamezia Terme, la nostra città. Qui ebbe la fortuna di trovare  persone preparatissime e umane  che l’hanno  saputa stimolare fino all’età di 6 anni circa e sono state di supporto anche per noi genitori: un punto di riferimento, una vera e propria ancora di salvezza. Abbiamo creduto fin da subito in loro e nella loro professionalità e umanità.

Miriam cresceva serenamente e grande merito è stato della sua super mamma Lucia e delle sue due splendide sorelle. L’hanno sempre stimolata e seguita con grande determinazione nel suo percorso verso l’autonomia.

LA SCUOLA E POI LO SPORT

Nell’anno 2007, per motivi di lavoro, ci siamo trasferiti con tutta la famiglia a Torino.

Qui Miriam ha fatto tantissime esperienze, frequentando la scuola primaria e dopo la secondaria di primo grado. E’ stata accolta e seguita con professionalità dai docenti e con naturalezza dai compagni. Non ha mai subito  episodi di discriminazione o  di emarginazione. L’inclusione è  stata alla base del suo percorso scolastico. La verità è che Miriam, dolce e affettuosa, si è sempre fatta amare da tutte le persone che ha incontrato nel suo cammino.

Rientrati a Lamezia Terme, nel 2011, abbiamo scoperto la grande passione di Miriam per lo sport, grazie all’Associazione ”Lucky Friend”, team di Special Olympics.

Lo sport l’appassiona talmente che è in grado di vincere sul suo peggior difetto:  la pigrizia.  Fu una scoperta travolgente per tutti noi che abbiamo visto man mano trasformare la nostra vita con le prime gare di ginnastica fuori regione. Abbiamo quasi sempre accompagnato Miriam  nei suoi viaggi anche perché siamo diventati parte attiva all’interno del Team, io come tecnico e mia moglie come Presidente delle “MAMAS LUCKY” appendice  della Lucky friends, che riunisce tutte le mamme dei nostri atleti e che opera sul territorio per dare supporto alle famiglie  con ragazzi Speciali.

Con Special Olympics sono arrivate le prime medaglie, la gioia nel confrontarsi con altre realtà e nel fare amicizia con persone diverse e ancora gioia nel vedersi pubblicata sui quotidiani locali per le conquiste sportive. Una gioia che non si arresta mai.

L’apoteosi è arrivata quando Miriam ha ricevuto la convocazione per i Giochi Mondiali Special Olympics ad Abu Dhabi. Non dimenticherò mai la sua felicità nell’apprendere la notizia, non stava nella pelle.

RIFLESSIONE

Guardando al futuro, le sue e le nostre aspettative ci vedono raggiungere sempre nuovi obiettivi tali da renderle la vita migliore. Dal canto suo Miriam è una ragazza, che, con la sua allegria, la sua dolcezza e l’inguaribile entusiasmo, rende la vita migliore a chiunque la incontra.  Noi tutti la amiamo all’infinito.

Ci sentiamo di poter dire a quei genitori che si troveranno ad affrontare la nascita di un figlio con disabilità intellettiva di non arrendersi mai.  I nostri figli danno molto di più di ciò che noi siamo in grado di offrire. Con la loro allegria e spontaneità ti fanno capire il vero valore della vita. Le difficoltà si affrontano e si possono superare sempre, lottando. I nostri figli speciali sono capaci di trasmettere sentimenti ed emozioni imparagonabili. Non ci crederete ma noi ringraziamo Dio, ogni giorno, per questo splendido dono che ci è stato fatto e che si chiama MIRIAM.

Felice, Lucia, Valeria e Giulia Molinaro