“Sei un’atleta azzurra ai Mondiali Special Olympics di Abu Dhabi”

La risposta che Maria Chiara aspettava da tempo

 

 

Maria Chiara è testarda, ma, come dico sempre, se presa con le opportune maniere, è in grado anche di capire e di non restare troppo sulle sue convinzioni. E’ una ragazza molto dolce, in famiglia non nascondo che sia stata anche un po’ viziata. Difficilmente poteva andare diversamente dal momento che è cresciuta insieme a tre fratelli maschi più grandi di lei che l’hanno adorata sin da subito, l’hanno protetta e coccolata molto. Hanno un legame forte. Sono stati dei punti di riferimento molto importanti per lei che in ognuno ha trovato tanti stimoli per crescere, con le proprie difficoltà certo, ma senza arrendersi mai ad esse.

Se da un lato posso senz’altro affermare che per Maria Chiara sia stata una gran fortuna crescere con dei fratelli così, dall’altro oggi posso aggiungere, con assoluta certezza, che la fortuna è stata anche la loro. Crescendo con Maria Chiara, prendendosene cura, hanno infatti avuto l’opportunità di allargare i propri orizzonti, di vivere da vicino e senza timore la diversità, cogliendone e facendo tesoro di tutta la sua spontaneità e bellezza.

Oggi i miei tre figli sono adulti, hanno quarant’anni ed hanno la loro vita. Tutti si sono sposati e sono andati a vivere altrove, costruendo una propria famiglia fondata sull’amore.

“Mamma, perchè io non mi sposo?” “Mamma, perchè io non ho il fidanzato?” “Mamma, perchè io non posso prendere la patente?”

 Per Maria Chiara non è stato facile staccarsi da loro, non è stato facile per lei comprendere la risposta a questi suoi perchè, così delicati ed intelligenti,  ancora di più nel momento in cui in casa siamo rimaste sole io e lei, quando mio marito, suo padre, sfortunatamente è venuto a mancare. Con il tempo ho imparato a risponderle nel modo più opportuno:

“Che vuoi farci Maria Chiara? Si vede che tu sei venuta al mondo per fare qualcos’altro, di diverso ma ugualmente importante” E così è.

LA NASCITA

Maria Chiara nasce il 31 agosto del 1987 a Prato. Avevo 38 anni. Quel giorno ci arrivò, come si dice da queste parti una “bella botta”. Mio marito era un medico e, complice anche l’esperienza maturata con le tre nascite precedenti, ci accorgemmo subito che qualcosa non andava in lei. Il primo campanello di allarme fu che appena nata, non piangeva e poi quegli occhi, tagliati all’insù. Ci dissero che avremmo fatto le analisi genetiche per ulteriore conferma, ma il quadro clinico era già fin troppo chiaro.

La gravidanza era stata serena e senza complicazione alcuna, proprio come le precedenti, nulla, prima di quel momento, ci aveva anche solo fatto immaginare una possibilità del genere. Avevo scelto di non fare l’amniocentesi ed oggi dico che è stato un bene, per lo meno la gravidanza è stata felice e spensierata.  Sono momenti molto dolorosi in cui a prendere il sopravvento sono lo sconforto e la paura: di non essere in grado di affrontare ciò che la vita ti ha messo di fronte. Trentanni fà non c’era la Sindrome di Down così come la conosciamo a fondo oggi,c’era invece ancora il concetto limitato e limitante racchiuso nel termine “mongoloide”. Aleggiava diffuso tra la gente e infliggeva in noi la paura di non essere all’altezza della situazione, e non ultima, quella di sentirsi in qualche modo anche sminuiti. Si, perchè è in questa prima fase di accettazione che sei tu stesso/a a farti delle domande delicate ed insopportabili per un cuore di genitore: “Perchè è successo a me? Perchè non è bella e sana come i suoi fratelli?” Con il tempo impari ad accettare tutto quel che viene, anche con un certo disincanto.  Abbandoni ogni paura o timore facendoti forte dell’amore che provi e che ricevi da questa persona speciale che hai messo al mondo.

Ricordo che per strada poteva capitare che la gente la fissasse, di rimando io facevo lo stesso, li guardavo insistentemente a mia volta, come a dire: “I’ che c’é. I’ che tu vói?”

Avevamo finalmente ristabilito la nostra normalità. Qualcuno di competente mi aveva anche consigliato di non abbandonare il mio lavoro. Non fu semplice, ma così ho fatto; all’epoca ero insegnante di liceo.

LA SCUOLA E LO SPORT

A parte qualche sguardo di troppo, fortunatamente posso dire che Maria Chiara nella sua vita, non ha mai subito discriminazioni  o pregiudizi.

A scuola fin dall’asilo è stata integrata benissimo nel gruppo classe, la invitavano sempre a tutte le feste ed ai compleanni. In 5° elementare ha persino iniziato a frequentare, con i suoi fratelli, un gruppo scout che le ha dato l’opportunità di fare le prime esperienze senza genitori. E’ stata 7-8 giorni fuori casa, anche in mezzo ai boschi!

 Il percorso di autonomia, tanto desiderato da Maria Chiara, era ufficialmente iniziato ed ha senz’altro subito un’ulteriore accelerazione grazie allo sport ed a Special Olympics. Ho portato mia figlia in piscina fin da piccolissima e proprio lì abbiamo incontrato altri giovani con disabilità intellettiva che, seguiti da tecnici qualificati, erano già atleti del Team Special Prato. A Maria Chiara piaceva molto nuotare ma abbiamo dovuto interrompere perchè non riuscivo ad organizzarmi con i tempi (all’epoca Maria Chiara aveva i capelli lunghi fin sopra il sedere). Optai per iscriverla in palestra. Fu allora che Umberto Spinelli, il Presidente del Team, mi propose di farle provare la ginnastica ritmica, disciplina che, tra le altre cose, l’avrebbe aiutata a conquistare una maggiore coordinazione. In verità il mondo Special Olympics offrendo continue opportunità di sperimentare le proprie abilità attraverso lo sport ha dato a Maria Chiara molto di più: la capacità di conquistare una sempre maggiore fiducia in sé stessa e nelle proprie potenzialità.  Ora fa parte di una squadra, condivide la sua passione con altre ragazze e la gioia di sentirsi un’atleta si moltiplica quando sale il gradino più alto del podio, ma anche quando porta semplicemente a termine il suo esercizio a prescindere dal risultato, è  sufficiente poter fare del proprio meglio, impegnarsi al massimo e la felicità la si  vede nei suoi occhi.

E I MONDIALI…

Quando ho saputo della convocazione ai Giochi Mondiali di Abu Dhabi, non ero con lei fisicamente, l’ho chiamata per telefono e gliel’ho detto, lei era in strada ed è scoppiata a piangere dalla gioia: “Mamma, davvero è successo a me??”

Mi piace immaginare che anche in questo caso, abbia attirato gli sguardi dei passanti. Che siano stati, questa volta però, sguardi diversi,  pieni di ammirazione e di gioia per lei. Maria Chiara è un’atleta azzurra che gareggerà ad un evento mondiale. Ecco quel qualcosa di importante  che deve fare e che in cuor suo aspettava da tempo. Forza Chiara!