Lorenzo: una vita piena e felice anche grazie allo sport

 Lorenzo è un ragazzo solare, sempre allegro. E’ testardo e questa sua caratteristica  si trasforma in una grande qualità quando fa sport. Se si mette in testa un obiettivo tenta di raggiungerlo con tutte le sue forze.

Lorenzo compirà 20 anni a Luglio ed ha tanti impegni nel corso della settimana – racconta mamma Cristina. Frequenta l’ultimo anno di liceo scientifico e i suoi pomeriggi si riempiono di cose da fare con lo sport: ginnastica, calcio e basket, con il teatro e con un percorso di autonomia che lo vede sperimentare, senza genitori, una convivenza di comunità presso un appartamento affittato. Si tratta di un esperimento sociale realizzato insieme ad altri ragazzi con disabilità intellettive e grazie al supporto di un gruppo di volontari che li seguono nelle faccende di casa, nella spesa e in tutte le attività in comune.

Lorenzo ha una grande sete di autonomia, ricordo ancora il giorno in cui mi disse: “Mamma, io non la voglio più la Sindrome di Down”.

Ho fatto tanto per lui, mi impegno al massimo per garantirgli una vita piena ma una mia “pecca”, se così si può dire, è che non l’ho mai lasciato andare da solo, accompagnandolo sempre ovunque.
La questione è che Lorenzo è iperattivo, si muove molto e non sempre ti avvisa su dove va o desidera andare. Per questo è necessario stargli dietro con attenzione.

Purtroppo poi, qui in Sardegna dove viviamo, non c’è ancora la mentalità giusta, aperta all’accoglienza e all’inclusione delle persone con disabilità intellettive. Fin da quando Lorenzo era un bambino ho dovuto lottare spesso con le conclusioni affrettate e superficiali della gente che, con aria di sufficienza, mi  suggeriva di non essere troppo severa con lui, che tanto avrebbe potuto imparare poco o niente. Insomma il mio, secondo loro, era tutto tempo perso, energia profusa e sprecata anche quando cercavo di insegnargli cose elementari, come, ad esempio, buttare il fazzoletto nel secchio dopo aver soffiato il naso. Oggi, dei miei tre figli, Lorenzo è l’unico che si diploma ed è l’unico a fare sport, per dire.

Fortunatamente non ho mai dato troppo ascolto a ciò che mi diceva la gente intorno. Ho preso Lorenzo come il mio destino, una sorta di missione per me, fin dal principio.

LA NASCITA

Sarà stato intuito femminile, ma in qualche modo lo sapevo già, è come se me lo fossi sentito nel cuore che Lorenzo sarebbe nato con delle difficoltà. Quando l’ho visto per la prima volta, appena nato, l’ho osservato attentamente e a lungo e ho avuto la  mia conferma. Mentre i medici mi ripetevano che era tutto ok, io sapevo, in cuor mio, che non era affatto così. Ci sono voluti tre giorni per avere questa diagnosi dal personale del reparto di Pediatria. Mi hanno chiamata da una parte e, invece di parlarmi, hanno cominciato a farmi domande. Sapevo già la conclusione e in qualche modo li incoraggiavo anche a dirmi la verità. Praticamente alla fine gliel’ho detta io e loro si sono limitati ad annuire. Non ho avuto paura, sono molto credente e ho accolto Lorenzo nella mia vita come un dono. Di paura ne ho avuta invece, eccome, quando mi hanno detto che aveva dei seri problemi al cuore e che andava operato d’urgenza. Per fortuna l’operazione è andata a buon fine e oggi Lorenzo sta bene.

IL SEGRETO E’ UN CODICE…

L’incontro con Special Olympics è avvenuto per caso nel 2011. Eravamo a teatro in fila e c’era accanto a noi un’altra famiglia con un ragazzo con disabilità intellettive. L’attrazione e lo scambio di sorrisi tra lui e Lorenzo sono stati spontanei ed, altrettanto spontaneamente, noi genitori ci siamo messi a parlare, scambiandoci pareri ed esperienze. Beh, questo ragazzo era un atleta Special Olympics, si allenava con il Team “Codice Segreto” e partecipava ad eventi locali, regionali, nazionali, che, nelle parole di questi genitori, erano in grado di lasciare il segno. Non solo nel cuore di chi aveva l’opportunità di ammirare i propri figli da un’altra angolazione, ma anche su tutto il territorio, nella società stessa, così in qualche modo costretta ad aprire gli occhi su un mondo fatto di straordinarie abilità, proprio dove prima non ne vedeva traccia.

Non c’è stato bisogno di incoraggiarci troppo per iniziare questo bellissimo percorso sportivo che ha portato nelle nostre vite tanta ricchezza. E non parlo certo, pur riconoscendone il valore, delle medaglie che Lorenzo ha vinto. Mi riferisco piuttosto alle tante amicizie strette tra atleti come pure tra familiari,  alla crescita personale di Lorenzo, fisicamente ma anche intellettualmente, con la sua continua voglia di mettersi in gioco e “con tutte le sue forze” così come recita il suo giuramento.

I MONDIALI AD ABU DHABI

La notizia della convocazione ai Giochi Mondiali Special Olympics ad Abu Dhabi è arrivata come una sorpresa. Durante un allenamento di calcio, avevamo assistito ad una comunicazione ufficiale da parte del coach. Riguardava un altro atleta, eravamo felici per lui e per quanto riguarda noi l’avevamo presa con una buona filosofia: “sarà per la prossima volta, in fondo lo sappiamo bene che non sono Giochi Nazionali, non ci possono andare tutti ai Mondiali”. Io ero tranquilla e anche Lorenzo sembrava aver compreso ed era piuttosto sereno.

Arriva poi il giorno di allenamento nella ginnastica artistica, ma nessuno parlava di Mondiali nè tantomeno di convocazioni. Il tecnico, in verità, mi ha fatto qualche battuta in merito, buttata lì senza alcuna conferma, quasi come a sondare le nostre reazioni. L’attesa è durata circa una settimana. Poi la notizia ufficiale:

“Lorenzo, sei stato convocato ai Giochi Mondiali Special Olympics di Abu Dhabi”

Si è coperto tutto il viso con le mani ed ha dato libero sfogo a tutta la sua gioia.  Esattamente come già l’ho visto fare quando durante gli eventi Special Olympics, a fine esibizione, sale sul podio e riceve la sua medaglia. Questa volta la “medaglia” è di altra natura ed è davvero la più bella che abbia mai ricevuto nella sua vita. Grazie Special Olympics.