Giulia Colombi di Rivolta d’Adda, in provincia di Cremona, nasce a Milano 22 anni fa da Raffaella e Flavio, rispettivamente la mamma ed il papà, che descrivono la sua nascita, la lotta per sopravvivere, il dolore e le preoccupazioni familiari. Giulia, appena venuta alla luce, ha dovuto affrontare, con tutte le proprie forze, tante difficoltà, fino alla consapevolezza, oggi, di aver raggiunto grazie allo sport la vetta più alta, dove poter guardare il mondo con occhi diversi e godersi finalmente la conquista più bella: la vita. Per i genitori la gioia di poterla raccontare, proprio in occasione della convocazione di Giulia ai Giochi Mondiali Invernali Special Olympics, che si terranno in Austria dal 14 al 25 marzo prossimo; un evento internazionale che la vedrà partire, insieme ad altri 33 Atleti, in rappresentanza dell’Italia, il suo paese. Da quella stessa vetta, emblema della vita, Giulia scenderà veloce nello slalom speciale e nel supergigante con la convinzione che da una caduta ci si può rialzare più forti di prima.

Le difficoltà alla nascita
Giulia è nata con alcune malformazioni, ano-rettale e cardiaca, per le quali nei primi 11 mesi di vita ha dovuto subire, per la correzione delle stesse, cinque interventi. “Subito dopo il parto me l’hanno tolta dalle braccia – racconta la mamma – e trasportata d’urgenza, con il papà e la nonna in macchina a rincorrere l’ambulanza, all’Ospedale Buzzi di Milano per essere sottoposta al primo intervento di deviazione del colon. Ci siamo ritrovati improvvisamente ribaltati in un altro mondo: dalla gioia più grande all’incubo più nero. Abbiamo rischiato ogni giorno di perderla. Durante l’intervento a cuore aperto, effettuato a soli 15 giorni dalla nascita, Giulia è stata raffreddata a 18 gradi e alimentata dal cuore artificiale, e noi aggrappati alla speranza ed alle parole della sua cardiologa che ci diceva vostra figlia sta reagendo bene. Un percorso tortuoso, altri numerosi interventi ed, all’età di 8 anni, la diagnosi definitiva: Giulia ha la sindrome di DiGeorge, molto rara e causata dalla delezione di una particolare regione del cromosoma 22 che oltre a malformazioni fisiche contempla un ritardo psico motorio”.

La scuola e l’emarginazione
“Ha frequentato la scuola nel proprio paese – prosegue la mamma – e durante l’ultimo anno di elementari, in occasione di una gita organizzata, ho chiesto a Giulia con chi delle sue compagne si sarebbe seduta sul pullman e lei mi ha risposto “nessuno mamma, vicino a me non si siede mai nessuno”. Non abbiamo mai sospettato che Giulia fosse esclusa dai compagni, perché le maestre dicevano sempre che andava tutto bene. Probabilmente ci hanno tenuto nascoste tante cose anche perché Giulia non dava problemi: è sempre stata una bambina tranquilla che dava l’idea di stare bene da sola. Situazioni come queste non servono a trovare un colpevole ma a riflettere su come migliorare gli strumenti in ambito formativo. Nel percorso di crescita di Giulia abbiamo incontrato neuropsichiatri, educatori, psicomotricisti, psicologi che hanno contribuito al suo miglioramento comportamentale e cognitivo, ma siamo convinti che il “salto di qualità” è stato fatto con l’inserimento di Giulia nel mondo sportivo”.

Crescita attraverso lo sport
“Il primo approccio – ricorda la mamma di Giulia – ad un corso di acquaticità all’età di un anno e mezzo; una passione per il nuoto che negli anni la porta a far parte di una squadra agonistica. Purtroppo la medicina sportiva non permette a persone che hanno malformazioni cardiache genetiche di avere l’abilità agonistica; stanca di allenarsi senza avere la possibilità di confrontarsi, gareggiando, decise di abbandonare. Spesso Giulia diceva “ma mamma io mi alleno con impegno in tutti gli sport che faccio ma se non posso gareggiare o giocare le partite, come faccio a dimostrare quello che valgo?”. Nel 2011 la svolta con l’ingresso in un Team Special Olympics di Lodi,“No Limits Onlus”, che le permette di potersi esprimere a pieno. Giulia dopo un periodo in cui si era chiusa a riccio e parlava a monosillabi è ritornata a vivere, adesso parla con tutti senza vergognarsi; dice quello che pensa, è schietta, diretta, precisa e meticolosa ed ha un sorriso meraviglioso”.

Lo sport che apre a nuovi stimoli
“Giulia ha sperimentato diverse discipline sportive, dalla pallavolo al basket, ma è nello sci, iniziato, all’età di 8 anni, che si realizzerà il suo sogno mondiale. In tutte le gare regionali e nazionali cui ha partecipato ha vinto medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Quando si ritorna dalle trasferte sportive Giulia compare spesso, con degli articoli, sui giornali locali. Lei è felice perché ci tiene che la gente sappia dei suoi risultati, dei suoi successi. Con molta naturalezza dice:“scriviamo sul giornale perché così la gente, leggendo, parla di qualcosa di bello e non sempre di cose brutte”. Ha maturato un atteggiamento positivo; è tenace e testarda, ma anche molto dolce. Siamo convinti che se non ci fosse stato lo sport non avrebbe avuto sbocchi di alcun genere. Oggi sta facendo, a Pioltello, un percorso di autonomia e di inserimento lavorativo socializzante; avendo frequentato la scuola alberghiera con indirizzo di cucina, sogna di aprirsi un ristorante tutto suo; fa dei risotti e delle torte spettacolari”.

Un messaggio di speranza che non conosce limiti
“Ci auguriamo che questa nostra testimonianza – conclude Raffaella – possa arrivare a tutte quelle famiglie che hanno nella loro vita delle persone come Giulia e non sanno quanto lo sport sia importante per i propri figli, nipoti o fratelli. Nei Giochi Special Olympics non parliamo di classifiche ma di un percorso di crescita personale importantissimo che valorizza le abilità di ognuno, conduce alla conquista di una sempre crescente autonomia, dona gratificazione, e riconoscimento.
L’evento sportivo è uno strumento di aggregazione importante, un momento di vita che ha aiutato Giulia ad essere responsabile delle proprie azioni. E’ stato importante, per noi genitori, parlare sempre di Giulia in modo naturale non nascondendo mai niente. Questo ci ha portato a incontrare persone che ci hanno aiutato e fatto conoscere il mondo; ogni consiglio può rappresentare una fonte preziosa. Non è chiudendoli in casa che facciamo il loro bene, esponiamoli al mondo, senza paure; hanno bisogno di condizioni e stimoli che permettano loro di crescere così come, allo stesso tempo, noi abbiamo tanto da imparare da loro”.

 

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