Francesco, 27 anni di Genova è un ragazzo intelligente, gentile e affettuoso, empatico specie con i suoi fratelli, Gaia e Michelangelo che ha solo 26 mesi. Doti ne ha, da vendere, ma probabilmente non sono queste le prime che saltano all’occhio incontrandolo per la prima volta. La riservatezza e l’introversione, piuttosto, lo hanno sempre condizionato molto, chiudendolo a volte nel suo mondo, non sempre dorato. Timidezza, introversione e lentezza nell’intraprendere praticamente qualsiasi tipo di attività. Non era e non è, come si potrebbe facilmente pensare, una conseguenza di un brutto lato del carattere, l’indolenza, bensì conseguenza della sua disabilità intellettiva. La dolcezza di Francesco, all’interno della nostra famiglia, è palpabile almeno quanto le sue piccole grandi genialità. Ad esempio ha la passione per i treni e conosce quasi ogni tratta della rete ferroviaria italiana, con tanto di orari, vettori e mezzi. La sua è una memoria prodigiosa, ci sono buone possibilità che riesca a dire il giorno della settimana di una qualsiasi data che gli venga proposta. Somiglia molto a “Rain Man”, l’uomo della pioggia. Il genio di Francesco viene poi alimentato con l’elettronica, il suo hobby preferito. Se da piccolo mostrava una grande paura per alcuni suoi componenti, oggi si può dire che stia diventando una sua competenza.
Da quest’anno ha ripreso la scuola superiore di Perito Elettronico, dopo che a 16 anni aveva abbandonato, nel corso della più pesante crisi adolescenziale, l’Istituto Nautico.

 

La salita: vittima di bullismo con il dolore dentro

La scuola elementare lo aveva accolto con tutti gli strumenti necessari per includerlo senza traumi nel gruppo dei pari, un sostegno psicologico e una minore consapevolezza di sé, per assurdo, lo ha aiutato a frequentare il primo ambiente scolastico in modo piuttosto sereno e felice, lo ha reso forte nonostante il distacco dalla sua corteccia, la sua famiglia.
Il percorso nella scuola media si è fatto man mano più difficile, con molte ombre e qualche squarcio di luce. Francesco si è senza dubbio concentrato su quella luce, con fare caparbio e deciso ha resistito alle difficoltà ed ha conseguito la licenza senza perdere nemmeno un anno. Deve essere stato lì che per la prima volta ha sperimentato sulla sua pelle i falsi sorrisi, lo scherno dei suoi coetanei. La scuola superiore è stata una vera e propria “discesa verso l’inferno” verso la solitudine più dolorosa e spietata. Francesco era senza amici, senza sostegno psicologico e senza riuscire a capire, pienamente, ciò che gli stava accadendo. Percepiva però, forte e chiaro, quel dolore che man mano lo stava scavando dentro. La sua proverbiale caparbietà ha lasciato presto il passo all’abbandono, la tristezza ha preso il sopravvento su quel sorriso gentile e la scuola si trasformò un luogo minaccioso, incapace di fare del bene, non a Francesco, diventato ormai l’oggetto privilegiato di derisione e burle altrui. L’unica soluzione plausibile, l’unica possibilità di rinascita, dopo due anni di sofferenza, ci parve possibile solamente lontano da lì.

 

La rinascita e il riscatto attraverso lo sport

Dopo l’abbandono scolastico è in effetti cominciata una lenta rinascita, con esperienze formative e di socializzazione più gratificanti, avvenute soprattutto con il riconoscimento della disabilità e la frequenza del centro diurno del Servizio di Salute Mentale, è lì che Francesco ha trovato per la prima volta l’amicizia vera, quella che dura nel tempo. È in questa stessa fase di “ricostruzione” di sé che Francesco ha incontrato anche il mondo Special Olympics attraverso lo “Special Team Genova”. La prima trasferta è stata piena di trepidazione – racconta il papà – ricordo che il suo coach, Paolo Frattini, lo tenne in osservazione per capire come si sarebbe trovato nel gruppo eterogeneo di atleti che il team aveva già creato, si trattava di una scommessa. L’esito poteva avere qualunque tipo di colore. L’integrazione fu immediata, sotto gli occhi quasi increduli di tutti, andò al di là di ogni aspettativa e da allora Francesco non si è più fermato. Le migliaia di ore di allenamento e le decine e decine di trasferte lo hanno rafforzato ogni giorno di più nell’autonomia, nella capacità di interazione con gli altri: Francesco finalmente ha trovato un posto dove tutti sono diversi, come probabilmente si è sempre sentito, sa che tutti possono stare insieme e fare qualcosa di importante, essere una squadra e magari vincere la staffetta, ma anche perdere e fare amicizia con atleti di altre squadre, di altre regioni, di altre nazioni sotto l’alto valore della lealtà sportiva. Francesco non è più relegato in un angolo buio di sofferenza e solitudine, ora è il protagonista, insieme a tutti gli altri suoi compagni, atleti come lui, di un cambiamento che mette in luce ciò che sa fare e che ottiene da se stesso mettendo in campo tutte le forze. La disabilità è sullo sfondo, resta la condizione di partenza certamente, ma non ostacola più la voglia di esserci e di arrivare lontano.

La discesa libera, la velocità

Quella “lentezza”, caratteristica di Francesco, sembra oggi un ricordo sbiadito. Grazie allo sport, nello sci e nel nuoto, ha acquisito una grande padronanza del proprio corpo ed una fluidità nei movimenti tale da renderlo un campione nella vita, prima ancora che a medaglia sul podio. Si tratta di una delle sue più grandi conquiste: sciare in discesa libera. Per noi genitori, ammirati spettatori ancora piuttosto increduli, si tratta di un miracolo. Un ragazzo che è sempre stato così prudente e trattenuto, messo nelle condizioni di coltivare la sua passione, oggi sfodera tutta la sua abilità e ti sorprende. E’ la cosa più bella del mondo.

 

Il presente e il futuro Mondiale

Francesco oggi ha fiducia in sé stesso e, testati i suoi limiti, sta cercando di superarli: ha preso la patente ECDL, ha sfidato lo scetticismo degli operatori del centro diurno frequentando un corso regionale per aiuto elettricista, dopo averne superato la selezione. Più recentemente ha preso la patente B ed il patentino da Bagnino e quest’anno è stato promosso al quarto anno di perito elettronico.
Guardando avanti, oltre, c’è poi l’incommensurabile gioia della convocazione ai Giochi Mondiali Invernali Special Olympics che per lui ha molteplici significati: dall’avere il riconoscimento degli sforzi fatti, al sapere di essere stato scelto nel mondo per dimostrare qualcosa, dal poter viaggiare all’estero come una persona importante al, perché no, poter dimostrare le sue capacità a chi, fino ad oggi, non è stato capace di guardarlo con occhi diversi. Il nostro “Rain man” non ha alcun timore, vivrà pienamente questa straordinaria avventura, conta i giorni che lo separano dalla neve dell’Austria ai cancelletti di partenza, pronto, come non mai, alla sua discesa libera.


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